domenica 17 giugno 2012

A coffee with Johann Heinrich Füssli




Tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento diversi pittori, tra cui Füssli, indagarono il mondo del sogno, dell’incubo e della fantasia, rappresentando sulla tela quegli inquietanti e inesplorati abissi della psiche umana. Si tratta di una dimensione angosciante ma allo stesso tempo emozionante, in linea con la poetica del sublime.  Tutta l'opera di Füssli nasce da una grande immaginazione, e da un gusto per il mistero e per il bizzarro, lasciando libero spazio alla fantasia. Le sue opere offrono immagini oniriche, allucinanti, magiche, surreali e di grande potenza espressiva. La scelta di soggetti fantastici e immagini visionarie lo spingono verso l'uso della deformazione, colori improbabili, luci e ombre molto teatrali e suggestive. Füssli è molto rigoroso nell'uso della composizione, la scena si concentra tutta sul fulcro dell'azione: figure stereotipate, forme stilizzate, assenza di ornamenti accessori, lo sfondo e l'ambientazione vengono del tutto eliminati o assorbiti dall'oscurità. Per mantenere un'immagine essenziale, Füssli rinuncia alla descrizione, alla ricostruzione fedele dei particolari, alla fedeltà storica di costumi e ambienti.



L’incubo (II versione)

La tela mostra un'immagine ipnagogica (immagine visiva che si forma mentre ci si addormenta o mentre ci si sveglia, allucinazione).La scena è ambientata in una camera da letto di una giovane fanciulla dormiente: la sua posizione è visibilmente innaturale e scomposta a causa del suo travaglio interiore, il volto appare sofferente, le braccia e la testa abbandonate alla forza di gravità, la carnagione è pallida, quasi la ragazza fosse morta. In secondo piano, a destra, una toilette raffinata con un centrino di pizzo, un'anfora di cristallo, un porta profumi e un portagioie. Importante è l'elemento dello specchio: esso riflette solamente le immagini reali. Le immagini prodotte dall'incubo si materializzano in due creature dotate di reale concretezza. La prima è ibrida,grottesca e assume vero peso fisico, facendo comprimere il torace della fanciulla; il suo ghigno, le orecchie appuntite, la gobba e la folta peluria lo accomunano ai goblin e alle misteriose creature delle tradizioni nordiche e ai gargoyles delle cattedrali gotiche. L’oscurità densa e impenetrabile dello sfondo si spalanca per far emergere una giumenta (cavalla da sella) spettrale che avanza prorompente, con occhi bianchi ciechi e fosforescenti, le narici frementi e una criniera sfumata, evanescente. Fussli si interessò alle tradizioni popolari e fu influenzato dalla leggenda inglese della nightmare, secondo cui un mostriciattolo cavalcava una giumenta di notte per disturbare il sonno delle giovani ragazze. Le figure emanano una luce innaturale e anche i colori sono volutamente assurdi, come la tinte irreali e i forti contrasti che amplificano l'immagine visionaria dell'incubo.


venerdì 15 giugno 2012

A coffee with Jacques Louis David

Il giuramento degli Orazi
(1784, Museo del Louvre- Parigi)


Il soggetto è tratto da una leggenda romana, secondo cui, durante il regno di Tullio Ostilio, per decidere l'esito della guerra tra Roma e Alba Longa, tre fratelli romani (gli Orazi) si dovettero scontrare contro tre fratelli di Alba (i Curiazi). Dei Curiazi non sopravvisse nessuno mentre dei tre Orazi uno riuscì a ritornare a Roma sancendo la vittoria per la capitale dell'impero. La donna che piange seduta è una delle sorelle degli Orazi (Camilla) che, destinata sposa a uno dei Curiazi, si rende conto che perderà qualcuno di caro in entrambi i casi.



Il momento scelto da David non è quello combattimento ma quello del giuramento perché nelle mani alzate, nelle spade tenute dal padre, nel gruppo delle donne affrante, si manifestano consapevolezza, determinazione e coraggio.
Il punto centrale del quadro coincide con la mano sinistra del vecchio padre che solleva in alto le tre spade scintillanti: verso quel punto convergono tutti gli sguardi dei quattro personaggi maschili, ma anche le linee di fuga della prospettiva centrale sulla quale è disegnato lo spazio.
David mette in posa tutti i personaggi con gesti teatrali e molto comunicativi: gli uomini abbracciati, con le gambe divaricate e il braccio disteso, sguardi e gesti molto decisi, comunicano il senso di nervosismo che precede la battaglia. Le donne in pose abbandonate, sembrano rassegnate e tristi. La madre più indietro è avvolta nell'ombra e con il suo mantello scuro copre i bambini in segno di lutto come per consolarli. Il padre degli Orazi, al centro, alza le spade e allarga una mano come per dare una benedizione o un augurio.
Il senso di tensione è sottolineato anche dall'uso dei colori. David usa pochi colori, ma distribuiti con molta efficacia espressiva. Prevalgono i bruni e i grigi che riempiono la scena, su questi si accendono alcune note squillanti: rossi, bianchi, azzurri, gialli.
David, per sottolineare la verità del racconto, ha ricreato con precisione l'interno di un'antica domus romana, vista dall'atrio: si vede il pavimento con i mattoni a spina di pesce, il portico ad archi sullo sfondo con le colonne di ordine tuscanico.
L'opera l’anno seguente venne esposta al Salon parigino (la più importante esposizione d'arte organizzata ogni anno a Parigi) riscuotendo un grande successo tra i maggiori artisti del tempo che la definirono "Il più bel quadro del secolo".
A coffee with Gustave Moreau



Citato negli anni Ottanta dell’Ottocento da Huysmans, uno dei principali interpreti dell’Estetismo Decadente nel suo romanzo À rebours,  Gustave Moreau sviluppa all’estremo i caratteri fantastici e inquietanti della corrente Simbolista spostando l’attenzione verso l’interiorità, in una direzione opposta a quella degli impressionisti. 

L’Apparizione raffigura Salomè che, secondo un episodio narrato nel Vangelo di San Marco e in quello di San Matteo, si esibì in una danza che piacque molto al governatore Erode Antipa, concubino di sua madre Erodiade, ottenendo poi, in segno di ricompensa, la testa di Giovanni Battista.  Così come accade nell’ opera teatrale Salomé, scritta da Oscar Wilde nel 1891, il vero protagonista del racconto diventa il personaggio femminile della principessa Salomé, che seduce il re con la sua danza. 
Immersa in un’ atmosfera mistica e irreale Salomé avanza lentamente sulle punte, ripiegando il braccio destro che tiene all’altezza del viso un fiore di loto, mentre con il sinistro indica il capo mozzata di Giovanni Battista fonte di odio e di malsana attrazione della donna.
La testa, grondante di sangue, lievita magicamente al centro dello spazio sprigionando una luce soprannaturale che abbaglia Salomè e lascia intravedere le architetture buie del palazzo di Erode.La principessa è ricoperta di gioielli ricchi di diamanti e abiti sontuosi che ostenta senza pudore.

Salomè non è più soltanto la ballerina che  con la sua danza sinuosa e avvolgente incanta chiunque le si trovi davanti, ma diventa  l’incarnazione della Lussuria, dell’isteria, della bellezza maledetta, diventa una bestia mostruosa, indifferente, irresponsabile, insensibile: la femme fatale per eccellenza.