venerdì 15 giugno 2012

A coffee with Gustave Moreau



Citato negli anni Ottanta dell’Ottocento da Huysmans, uno dei principali interpreti dell’Estetismo Decadente nel suo romanzo À rebours,  Gustave Moreau sviluppa all’estremo i caratteri fantastici e inquietanti della corrente Simbolista spostando l’attenzione verso l’interiorità, in una direzione opposta a quella degli impressionisti. 

L’Apparizione raffigura Salomè che, secondo un episodio narrato nel Vangelo di San Marco e in quello di San Matteo, si esibì in una danza che piacque molto al governatore Erode Antipa, concubino di sua madre Erodiade, ottenendo poi, in segno di ricompensa, la testa di Giovanni Battista.  Così come accade nell’ opera teatrale Salomé, scritta da Oscar Wilde nel 1891, il vero protagonista del racconto diventa il personaggio femminile della principessa Salomé, che seduce il re con la sua danza. 
Immersa in un’ atmosfera mistica e irreale Salomé avanza lentamente sulle punte, ripiegando il braccio destro che tiene all’altezza del viso un fiore di loto, mentre con il sinistro indica il capo mozzata di Giovanni Battista fonte di odio e di malsana attrazione della donna.
La testa, grondante di sangue, lievita magicamente al centro dello spazio sprigionando una luce soprannaturale che abbaglia Salomè e lascia intravedere le architetture buie del palazzo di Erode.La principessa è ricoperta di gioielli ricchi di diamanti e abiti sontuosi che ostenta senza pudore.

Salomè non è più soltanto la ballerina che  con la sua danza sinuosa e avvolgente incanta chiunque le si trovi davanti, ma diventa  l’incarnazione della Lussuria, dell’isteria, della bellezza maledetta, diventa una bestia mostruosa, indifferente, irresponsabile, insensibile: la femme fatale per eccellenza. 


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